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Manifesto

L'Architettura non è un segno, né un gesto. L'Architettura non è un quadro di Pollock. 

A livello di inconscio ogni gesto è la conseguenza di un trascorso: "the butterfly effect".

L'Architettura, ad ogni modo, non è un'azione dovuta all'istinto del momento.

Un'architettura è per sempre, come De Beers, ma è anche in movimento, deve essere la base per l'architettura a venire. 

Per questo non può essere legata alla felicità (o meno) della mano dell'architetto.

L'architettura non è un segno. L'Architettura è un programma, è un metodo

Architettura è lo studio dell'uomo e delle sue necessità. Un segno, felice, della mano è solo ornamento.

Architettura è metodo.

L'Architettura deve meravigliare? 

Oppure deve solo assolvere ad una funzione?

O deve meravigliare perché assolve pienamente alla funzione per la quale esiste?

E poi, il suo scopo più alto è sublimare quella funzione?

Oppure può diventare manifesto di denuncia, intento, pensiero, ecc...

Quando pensiamo ad una scuola, non pensiamo solo alla Scuola. Una scuola non è solo un contenitore, seppur organizzato nel migliore dei modi possibili, dove l'istituzione Scuola esplica la sua funzione al massimo delle possibilità.

Una suola, oggi, così come un altro edificio avente una qualsiasi altra funzione, è anche il manifesto sociale di una ricerca ambientale. Ogni edificio acquista un peso enorme per l'ambiente che lo circonda. 

Quando pensiamo ad una scuola, pensiamo alla scuola inserita in un ambiente, pensiamo ad un organismo. Un organismo autonomo che abbia anche la funzione di migliorare ciò che lo circonda.

Non ci è più concesso di ragionare in locale. 

Il nostro edificio deve essere, e lo sarà, un fulcro per il quartiere su cui insiste. 

Non deve necessariamente assolvere alla funzione di attrattore sociale o qualificatore architettonico, ma in qualche modo sarà un riferimento per l'area.

Un museo-astronave che caratterizza una borgata cittadina, un grattacielo urbano che funge da barriera acustica, una biblioteca comunale che attrae calore e lo restituisce agli edifici confinanti. 

Non vi è un'unità di linguaggio architettonico, né vogliamo che ci sia.

Non apparteniamo a nessuna corrente. Siamo l'esternazione del nostro manifesto.

Il nostro programma è semplice e diretto: attaccare la città, plasmarne gli angoli più reconditi, ricucirne gli strappi dei tempi e delle genti, attuando un'architettura impressionante, fuori scala, popolare, non delicata né elegante. Non è con l'eleganza che si conduce una battaglia, la battaglia contro l'impoverimento culturale delle società. 

Vogliamo costruire villaggi montani utilizzando materiali poveri del posto, così come vogliamo recuperare la tradizione dell'abitazione popolare di qualità.

Vogliamo vivere sugli alberi, sui tetti delle case, sotto terra, nelle zolle di terra sopra Ikea.

L'Architettura deve essere radicale.

Deve contenere un messaggio, e questo messaggio deve essere forte. 

L'Architettura deve impressionare e far riflettere. Tutto il resto è manierismo. Ma noi vogliamo fare architettura.

Può essere rivoluzione? Deve esserlo!

Deve rivoluzionare il Mondo, renderlo il migliore dei mondi possibili.

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  • L'Arca n. 240 anno 2008

  • Domus anno 2008

  • Uneternal City anno 2008

  • The Plan anno 2009

  • Computer Grafica anno 2010

  • L'Arca n. 278 anno 2012

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